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"The great object of life is sensation" Lord Byron È un terso mattino d'autunno quando approdo a Venezia per visitare la mostra Turner and Venice. Al mio arrivo, la città lagunare sfoggia il suo splendore variopinto, mentre freme alla luce del sole. I profili degli eleganti palazzi e delle calli, ritratti sulle acque del Canal Grande, ondeggiano amabilmente.
La città, così luminosa e serena, si manifesta in antitesi con i luoghi dipinti nella poesia evanescente di William Turner. Ma entrato nel Museo Correr, dimentico Venezia ed i dipinti al suo interno divengono l'unica certezza. Sedotto ormai dall'atmosfera eterea e spirituale offerta dall'artista, mi scopro ad esplorare suggestioni superiori, riconoscendo l'appagamento e la soddisfazione inebriante che un capolavoro alimenta nella mente. Le immagini, non più ferite da confini severi, si lasciano cullare nelle mille cromìe. Sciolti i rigidi lacci della forma, esse si diluiscono sulla superficie delle tele e della carta, in sfumature che esaltano il coinvolgimento emotivo e suggeriscono nuove relazioni fra l'opera e il soggetto. Tale meraviglioso risultato si ottiene perché la delicata magia di Turner, quasi inavvertitamente, accompagna l'attenzione dalla forma al colore e stempera il disegno abbandonandolo, privo dei suoi dettagli, in uno stato di ambiguità. Di conseguenza la percezione del dipinto muta a poco a poco, perché la forma è osservata attraverso un percorso percettivo, quello del colore, con potere risolutivo inferiore. Abitualmente, il sistema visivo per riconoscere le immagini si serve delle differenze in luminosità che sono esaminate da una via ad alta risoluzione. Tuttavia, la mente riesce a suggerirci la percezione di una forma anche quando questa è comunicata, meno efficacemente, dai giochi cromatici. Le opere di Turner sono, quindi, un'affascinante opportunità per esprimersi con libertà nella ricerca dei lineamenti appena suggeriti o abbozzati, cosa indubbiamente fascinosa per un intelletto stupefatto di fronte ad uno stimolo così inconsueto. Come nel Preludio del Tristan und Isolde di Wagner, sono i silenzi percettivi irrisolti di Turner, nei quali la forma è muta, a coinvolgere la creatività. Capace di librarsi, essa ci permette di modellare le forme e le armonie che preferiamo. Sì, l'arte di Turner non ritrae come Venezia appare, ma dove la forma sfuma e si annulla in albori misteriosi, rende manifeste le metamorfosi della creatività. È il pennello della mente che traccia sulla tela le sembianze di un campanile o di un palazzo: immagini cercate, scoperte o ricordate fra le pieghe, le increspature e le onde di pigmento. Di fronte a queste impressioni ricordo che un'esperienza scientifica, per avere valore, deve poter essere riproducibile da chiunque vi si cimenti. Davanti alle tele di Turner, riscopro che un'emozione per incantare deve appartenerci come un profondo respiro, tanto intimo da aderire ad ogni fibra dell'anima: essere armonia libera di passione, senza eguali. Prima
di allontanarmi dal Museo Correr, intuisco l'insopprimibile desiderio
di tornare alla presenza di ciascun'opera affinché l'incantesimo
possa proseguire. |